Cognazzo, “Il bis più lungo della storia”

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Il titolo promette una lettura più ludica di quanto si scoprirà una volta ultimata: Il bis più lungo della storia (e altre sbirciatine musicali) sembrava promettere curiosità, retroscena e aneddoti a non finire. In realtà l’autore, Roberto Cognazzo, si rivolgeva ad un lettore più impegnato di quanto lo sia io e il suo libro è infatti un percorso che attraversa la musica classica articolato in undici capitoli: undici saggi che non seguono nessun fil rouge, se non quello che accomuna tutti i personaggi, epoche e stili musicali di suo interesse.
Questa “storia indiscreta della musica” – come recita il titolo ad apice di pagina -, inizia trattando di Bach, per poi passare ai “falsi storici” e ancora all’episodio storico che da titolo al libro; tratta di grandi compositori dedicando a ciascuno un capitolo: Mozart, Rossini, Meyerbeer, Donizetti, Verdi, Puccini; ritrae il profilo del primo grande direttore d’orchestra, Toscanini; infine tratta il singolare debutto fallimentare di quelli che diventeranno poi tre capolavori del melodramma: Barbiere, Traviata e Butterfly.
L’aspetto ludico che avevo supposto basandomi sul solo titolo si traduce in una scrittura informale, spogliata dal tono accademico che imporrebbero i soggetti, alleggerita dall’aneddotica per far sì che non ci si senta a disagio di fronte a quella che è pur sempre, a tutti gli effetti, saggistica. Cognazzo infatti ha una penna leggera, molto piacevole e accattivante, pur rimanendo autorevole nella saggistica e diventando un po’ indiscreta nell’aneddotica.
Personalmente, ho comunque trovato pane per i miei denti, assetato delle sbirciatine musicali annunciate dal sottotitolo: ho scoperto che il famoso Adagio di Albinoni (quello sulle cui note, per intenderci, ha cantato anche Lara Fabian) non era di Albinoni ma di un suo allievo; che Il matrimonio segreto di Cimarosa fu ripetuta per intero (“il bis più lungo della storia”) su volontà di Leopoldo II; che i detrattori del compositore della Lucia di Lammermoor con un gioco di parole lo ribattezzarono “Dozzinetti”; che Rossini affermò (personalmente, non senza ragione) che nelle sue opere Wagner alternava bei momenti a cattivi quarti d’ora; e altre, appunto, sbirciatine musicali.

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