Baritono

Derivando dal greco significa “voce bassa”, ma in realtà fra quelle maschili il baritono è la voce media, più grave del tenore e più acuta del basso. Come voce naturale è ovviamente un tipo stabile e perenne, ma come voce da impiegarsi nella musica colta e nel canto lirico è un tipo complessivamente recente, una creazione dell’opera romantica alimentata da tipi precedenti dell’opera classica come il tenore grave, il basso acuto e il basso comico. Dai primordi della monodia fino a tutto il ‘700 le voci maschili contavano sulla corda di tenore o di basso, con certo Rossini, Bellini e Donizetti s’affermò il cosiddetto basso cantante, con il Donizetti maturo e con Verdi sbocciò, e definitivamente, il baritono, cantante tutto nel registro di petto attraverso una notevole estensione: dal So grave al Fa diesis acuto (al Do in falsetto) secondo Garcia, dal Fa grave al Sol acuto secondo Delle Sedie […].

Nella tipologia vocale romantica, imperniata sul soprano e tenore in funzione amorosa, al baritono rimane soprattutto la funzione di contrasto a tale amore, adatta ad un personaggio di età avanzata, anche di molto poco, rispetto quella del nemico o rivale. […] E’ chiaro che nel prospetto delle voci quella del baritono non può mai mancare, anche soltanto per opportune ragioni di varietà: dal tardo ‘800 manca invece una coerente seppur variata caratterizzazione, giacché le vicende operistiche vengono a perdere la tradizionale linearità classico-romantica. […]

Alcuni nomi. Dopo i pionieri, i virtuosi Antonio Tamburini e Domenico Cosselli, ecco l’arte di Giorgio Ronconi; e poi Filippo Coletti, Felice Varesi, Victor Maurel, Mattia Battistini, Giuseppe De Luca, Riccardo Stracciari, Titta Ruffo, Carlo Galeffi. Prossimi nel tempo: Tito Gobbi, interprete analitico e vigoroso; Dietrich Fischer-Dieskau, musicista completo; Ettore Bastianini, voce bronzea; Giangiacomo Guelfi, voce tonante e temperamento irresistibile; Piero Cappuccilli, verdiano e “cantabile” come pochi; Renato Bruson, l’interprete più lirico e raffinato della sua corda; Leo Nucci, voce piena e risonante.

(P. Mioli, Manuale del melodramma)

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