Direttore

DIRETTORE D’ORCHESTRA. La formula è limitativa, perché in realtà la cosiddetta direzione ha luogo anche nei confronti del coro e dei singoli cantanti: il direttore insomma risulta il principale artefice e responsabile di un’esecuzione operistica. Dal ‘600 fino all’800 avanzato l’orchestra è stata guidata dal primo violino, e solo in piena età romantica si è concepita una figura  di musicista indipendente dall’orchestra che avesse l’incarico di trasformare la mera esecuzione in autentica interpretazione. Dopo i contributi di Beethoven, Spohr, Spontini, Weber e Mendelssohn, direttori compositori, l’arte della direzione è stata letteralemente costruita da Hector Berlioz e Richard Wagner, autori anche di due trattati. […]

Anche i direttori d’orchestra raccolgono i loro repertori: alcuni praticano il sinfonico a discapito del teatrale, altri il teatrale a discapito del sinfonico, altri si dividono equamente fra i due campi di azione; alcuni praticano il melodramma corrente, appunto di repertorio, e altri operano scelte ben precise; alcuni si dedicano a stili e autori poco o nulla frequentati, altri si interessano solo dei capolavori; alcuni propongono solo il loro stile nazionale, altri si aprono agli stili più vari. Qualche esempio, naturalemente in ambito operistico: Gianandrea Gavazzeni ha un repertorio illimitato, Leonard Bernstein e Carlos Kleiber superano di poco le dita di una mano; Carlo Maria Giulini ha molto lavorato in teatro, un tempo, per ritirarsene in seguito, mentre Herbert Von Karajan ha sempre diretto opere, anche italiane, anche molto popolari, anche di confezione soprattutto vocale; Claudio Abbado ha elaborato una sua crestomazia che forse privilegia Rossini e Riccardo Muti è alla continua ricerca di titoli nuovi, pur privilegiando Verdi e anche il Verdi cosiddetto minore. […]

Il teatro musicale sarà sempre molto grato a quel direttore che non dirigerà solo l’orchestra e non dirigerà solo Fidelio o Tristan und Isolde o Falstaff o Der Rosenkavalier. Mahler, infatti, amava e dirigeva anche la troppo negletta Fedora di Giordano.

(P. Mioli, Manuale del melodramma)

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