Soprano

Soprano è aggettivo sostantivato: nell’antica polifonia le quattro voci si chiamavano cantus (o superius), altus, tenor e bassus; più tardi il cantus si chiamò soprano, dal latino soperanus, per dir “voce di sopra”. Ma rimase maschile, sia per il castrato che per la donna, da buon nome promiscuo come, per esempio, aquila (femminile indipendemente dal sesso di questo o quell’esemplare): onde, senza tema d’errore, si dice che la signora tale è un ottimo, o pessimo soprano, non certo una soprano (errore sì, questo). La più acuta delle voci umane nella polifonia collabora con le altre voci e svolge una semplice funzione di registro, al fine di riempire tutta la gamma dei suoni possibili (anche se in varie forme, dalla ballata alla frottola, si trova ad ospitare la melodia portante). Nella monodia, poi, il soprano si estende maggiormente, sempre più articolandosi a comprendere vari registri verso la meta, poi stabile, delle due ottave: il registro di petto per le note gravi, quello di falsetto per le note centrali, quello di testa per le note acute (ma la nomenclatura non è pacifica). […] Il soprano è il grande protagonista dell’opera seria e buffa, è la regina e la servetta, l’eroina e l’innamorata, la gran dama e la sbarazzina. […] Prima donna seria, gran virtuosa, e prima donna buffa, grande attrice: ecco i poli del soprano classico, fino al primo Romanticismo che in generale attenua il virtuosismo e pure lo estende anche alla buffa.
Dopo, con Verdi (quello maturo) e Wagner, Gounod e Bizet, Puccini e Mascagni, ecco il soprano drammatico, lirico, leggero, con distinzioni valide per l’epoca ma non, come s’è fatto a lungo, per le epoche precedenti. Soprani emergenti dalla fittissima schiera: Vittoria Archilei, Anna Renzi, Baldassarre Ferri (castrato), Francesca Cuzzoni, Caffarelli (castrato), Isabella Colbran, Giuditta Pasta, Maria Malibran, Giulia Grisi, Erminia Frezzolini, Eugenia Tadolini, Adelina Patti, Claudia Muzio, Maria Callas, Renata Tebaldi, Leontyne Price, Joan Sutherland, Montserrat Caballé. Quanto all’estensione, Garcia propone il Si basso e il Fa sovracuto, Delle Sedie lo stesso Si basso e il Mi sovracuto.
(P. Mioli, Manuale del melodramma)

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