Casini, “Verdi”

https://i0.wp.com/www.giannischicchi.com/images/books/9788818700619.jpgDagli anni Trenta fino alle soglie del Novecento, dall’opera del debutto, Oberto conte di San Bonifacio (1839), a Falstaff, ultima prova di un lungo impegno drammaturgico (1893), la musica di Giuseppe Verdi acocmpagnò idealmente più di mezzo secolo di trasformazioni politiche e civili d’Italia. Verdi si affacciò al teatro musicale negli anni in cui il melodramma italiano sembrava aver toccato l’apogeo. Ma la sua drammaturgia, come chiarisce Claudio Casini con vivace impegno critico e sicuro rigore filologico, era radicalmente diversa da quella dei predecessori: nasceva da una vocazione a fondere arte e morale, rappresentazione e visione della vita secondo un austero senso etico dalle profonde radici opolari. Nello stesso tempo, misurandosi con i grandi modelli della tradizione, Verdi volle costruire il suo ideale di dramma proponendo originali soluzioni espressive.

Il senso dell’arte verdiana si manifesta così nell’indagine del mondo dei diseredati e nella mitizzazione della figura di Shakespeare e del suo teatro, in un confronto simboleggiato da valenze contrastanti: l’audacia di Macbeth, l’esito felice di Otello e di Falstaff, ma anche la lunga e infruttuosa gestazione di Re Lear. E si rivela anche nel complesso atteggiamento verso la fede e la religione, dapprima elementi emozionali e decorativi, poi consapevoli spunti drammatici nella Forza del destino e nel Don Carlo, da ultimo motivi di problematica interrogazione nella Messa da Requiem e negli estremi Pezzi sacri.
[Quarta di copertina]

In virtù del fatto che le mie non sono recensioni, ne potrebbero mai esserlo, delego a chi, come in questo caso, saprebbe dirla meglio di me: nulla potrei aggiungere a quanto detto nella quarta di copertina, quindi non lo farò.

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