“L’Umbria del bel canto” di Elena Ciaffoloni

Pubblico tra le mie “note personali” un articolo NON MIO. Il credito dell’intervento è segnalato nel titolo stesso dell’articolo. Ringrazio la Sig.ra Ciaffoloni per avermi permesso la sua pubblicazione.

La melanomania è una malattia ad insorgenza repentina, ingravescente, che tende a cronicizzare con frequenti episodi di riacutizzazione. Ne vengono colpiti soggetti di entrambi i sessi, e di qualsiasi età.
Tra le complicanze più frequenti vi è la passione viscerale per un musicista. Nell’area mediterranea e in particolar modo in Italia  esse si manifestano più frequentemente  con una predilezione maniacale per Verdi o per Puccini. Quando la malattia colpisce un umbro il quadro clinico si complica  per la comparsa di vere e proprie crisi di astinenza.  Si perché l’Umbria, o meglio ancora i teatri umbri, da circa un secolo ignorano l’opera, ragion per cui, salvo sporadiche e lodevoli iniziative insufficienti a placare la sete del melomane, questi è costretto a curarsi andando all’estero: Roma, Verona, Macerata, Parma, Milano e così via. E dire che l’Umbria ha dato tante sue creature al bel canto, ma questo pochi umbri lo sanno!
Perugia capoluogo ha dato i natali a due splendide voci: Giuseppina Pasqua (Perugia 19 febbraio 1855 –Budrio 24 febbraio 1930) è stata un  mezzosoprano italiano che debuttò all’età di 14 anni al Teatro Morlacchi con Un ballo in  maschera. Verdi la volle alla prima di Falstaff, 1893. Quando la sua voce si irrobustì interpretò anche ruoli da contralto. Fu una celebre Amneris nell’Aida. Anche Puccini ne apprezzò le qualità vocali e le fu sinceramente affezionato. Antonietta Stella nasce a Perugia il 15 marzo 1929: dopo aver vinto il concorso al Lirico Sperimentale di Spoleto, il maestro Tullio Serafin la esorta ad affrontare il repertorio verdiano del quale diviene ben presto interpretre di riferimento cantando con Mario del Monaco, Franco Corelli e Giuseppe di Stefano; la sua voce dal timbro vellutato e suadente la spinge ad esplorare il repertorio di altri compositori, da Mascagni a Puccini del quale sarà Manon, Tosca e successivamente una splendida Butterfly al Metropolitan di New York interpretrando drammaticamente Cio Cio San, riscuotendo così un successo che farà il giro del mondo. Spoleto ha dimenticato una delle sue figlie più belle, Angelica Pandolfini, ( Spoleto 21 agosto 1871-Como 15 luglio 1959), debuttò nel Faust a Modena e più tardi fu conosciuta in tutta italia come Mimì, fu notevole interpretre pucciniana in Tosca, Butterfly, Manon, ma il successo più grande  arrivò con Adriana Lecouvreur di Cilea, ruolo creato appositamente per lei. Fu  anche  eroina di Traviata e Aida! Orvieto regalò alla musica Luigi Mancinelli grande direttore d’orchestra meno fortunato come compositore e tuttavia molto apprezzato da grandi operisti quali Giacomo Puccini che ne fu amico sincero ed estimatore, ed Erminia Frezzolini, soprano dalle qualità vocali indiscusse, al punto tale che Roma le dedicò una via. Fiorentina di nascita, ma pievese di adozione, la marchesa Marietta Piccolomini della Fargna fu una gentildonna prestata alla lirica che interpretrò magistralmente le opere verdiane  facendo conoscere le opere di Verdi al mondo intero (da Londra a New York). Splendido soprano, dotata di grandi qualità attoriali interpretrò Violetta per ben trentacinque volte.
Ma l’Umbria ha onorato da sempre la lirica anche in altro modo. Il Marchese Gino Monaldi, nato a Perugia scrisse interi saggi su Verdi, sulle sue opere e su Puccini, non tralasciando di dedicare uno dei suoi libri alle cantanti celebri del XIX secolo. Che dire di Riccardo Schnabl Rossi, perugino anch’esso (Perugia 1872-Roma 1955), amico intimo di Giacomo Puccini, vissuto dietro le quinte dei grandi teatri europei, musicofilo ed amico di tanti celebri compositori per i quali si adoperò costantemente al punto tale da essere definito da Bruno Barilli  “l’arcangelo internazionale dei grandi musicisti”?.
A questo punto la domanda sorge spontanea: “Qual’è la colpa del melomane umbro? E’ così grave da dover essere espiata con una così terribil condanna?”. Immagino che sia gravissima se all’assenza di rappresentazioni operistiche nella nostra regione si aggiunge anche Umbria Jazz (nulla a che vedere con la nostra tradizione musicale)  e altre operazioni, tipo rivisitazioni jazz di musica lirica (vedi Puccini). Ogni volta che qualcuno rivisita, sic!!!, Il Maestro, il mio pensiero va a Torre del Lago dove attualmente riposa e lo immagino che si rigira nella tomba bofonchiando in vernacolo lucchese.  Sempre coloro che oggi fanno cultura, arisic!!, ignorano che il  Maestro si arrabbiò moltissimo quando scoprì che Ricordi aveva pubblicato un fox trot su Butterfly a New York e 4 battute di Tosca su un altro fox trot. “Muovo causa a Ricordi, – scriveva all’amico Schnabl, – …….rimane la deturpazione della musica mia, ma io sono intervenuto con una lettera dettatami da un bravo avvocato e ho messo sgomento nella Casa”.
E dopo questa lunga digressione chiudo con il coro di Turandot (I° atto)  : “ Principessa grazia grazia,  pietà pietà!”
Elena Ciaffoloni, pucciniana incallita, melomane in agonia

Comments
2 Responses to ““L’Umbria del bel canto” di Elena Ciaffoloni”
  1. Tancredi ha detto:

    Per fortuna la FREZZOLINI, che c’ha regalato la Giselda dei Lombardi!!
    Che dire poi della Stella??
    Speriamo che entro qualche lustri torni un teatro stabile… una stagione lirica… nel frattempo consumeremo km e km per vincere il disagio!!

  2. Mario Fedrigo ha detto:

    La melomania è uno stato patologico, congenito o acquisito, noto sin dall’antichità, ma non riconosciuto dalla medicina ufficiale. E’ una sindrome subdola che colpisce giovani e anziani di sesso maschile o femminile. La forma congenita è già evidente in età scolare o durante la pubertà. Si manifesta con episodi febbrili atipici in quanto non sempre alterano la temperatura corporea; hanno caratteristiche ondulanti o cicliche e, nelle forme acute, si può osservare anche còrea. Sono descritti, infatti, movimenti involontari, improvvisi e scattanti che si accentuano durante emozioni musicali. L’eziologia si deve ricercare esclusivamente nella musica e questo consente la diagnosi differenziale, che va posta – non si sa mai -, con la brucellosi (febbre maltese), la malaria e la còrea di Syndenham o ballo di san Vito. I melomani, in fase acuta, possono essere pericolosi per sé e per gli altri. Frequente il contagio che avviene senza contatto diretto tra i malati: è sufficiente la frequentazione. In letteratura sono riportati casi di allucinazioni talché i soggetti colpiti si credono strumentisti, cantanti o direttori d’orchestra. Rarissime le guarigioni. Non esiste, attualmente, una terapia. Sono in corso studi di ingegneria genetica o di somministrazione di cellule staminali, ma non si sa ancora dove reperirle.
    La melomania viene anche chiamata “sindrome di M.Fedrigo” dal nome dell’autore, clinico chirurgo veterinario del XXI sec. d.C., che la descrisse nell’umana specie, studiandone la multiforme sintomatologia. Pare ne fosse affetto.

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