“Opera Italia”, BBC: chi ha il pane non ha i denti!

La BBC ha mandato di recente in onda uno speciale in tre episodi presentato da Antonio Pappano, direttore alla Royal Opera House, sulla storia dell’opera italiana, dalle origini agli ultimi splendori.
Italians love opera: it’s in their blood“: esordisce così Pappano nella prima puntata, dedicata agli albori del melodramma. Come non dargli torto: non è forse il Bel Paese del Bel Canto? Tanta Bella Robina che esportiamo con orgoglio e ma che là poi ci dimentichiamo. Gli italiani la amano talmente tanto che infatti sono le televisioni estere a dedicare all’opera tre prime serate nella rete ammiraglia: in Italia, a ben sperare, ci ritroveremmo con l’ennesimo talent show (da cui, contrariamente al progetto britannico, non c’è niente da imparare), magari microfonando il soprano a cui tocca di cantare Montagne verdi, nella bieca convizione che bisogna “piegare” l’opera ai costumi odierni piuttosto che istruire il pubblico al suo ascolto.
Il viaggio di Pappano catalizza l’attenzione dello spettatore guidandolo tra i luoghi in cui quest’arte è nata e ha raggiunto il massimo della popolarità, facendo leva sulla curiosità che anche il più estraneo nutre verso la lirica, dosando il canto in pochi momenti, affidati ai grandi nomi di oggi, quelli – per intendersi – che all’estraneo potrebbe esser capitato di leggere anche nella stampa non specialistica. Non era uno speciale per melomani: io ho maturato questa convinzione quando ho visto che hanno tagliato la scena della pazzia della Lucia della Sutherland per lasciarla cantare alla Damrau. Il melomane, per sua natura nostalgico, preferisce sempre il canto “che fu”! Unica pecca, a voler essere puntigliosi, è che nel viaggio nell’opera italiana è rimasto fuori Bellini, salvandosi Donizetti con la citazione fugace della Lucia.
Il progetto è veramente valido ed interessante, forte della simpatia che suscita la figura di Pappano, e se l’estraneo ne esce più curioso, il melomane ne esce più incazzato. Quest0’ultimo immancabilmente confronta le due realtà (televisione inglese e italiana) e scrolla le spalle pensando alla condizione disagiata di cui l’opera gode in Italia. E pensare che a noi un progetto simile, teoricamente, sarebbe dovuto costare anche meno: non fosse altro perché Pappano e tutta la troupe televisiva hanno dovuto attraversare la Manica per raggiungere i luoghi dei Maestri, mentre a noi sarebbe bastate manciate di ore in treno. A me di fondo fa incazzare l’idea che in Gran Bretagna ci sia una trasmissione in prima serata nella rete ammiraglia che dica agli inglesi che a Pesaro c’è il ROF, mentre magari gli italiani lo ignorano perchè lo scoprirebbero solo in terza serata nella terza rete.
Italians love opera: it’s in their blood“. Sì, ce l’abbiamo proprio nel sangue!

Comments
2 Responses to ““Opera Italia”, BBC: chi ha il pane non ha i denti!”
  1. elena ciaffoloni ha detto:

    Non mi meraviglio. Quando è morto Luciano Pavarotti hanno mandato su Rai 2 Boheme alle 2 di notte. I funerali però in diretta, fanno audience, l’opera no. Io la tele non la guardo più, salvo quando mandano “prima della prima” ovviamente alle 2 0 3 di notte. In genere mi avverte il regista della trasmissione che è un amico,allora metto la sveglia e me la guardo. Questa è la dura vita del melomane italiano. Grazie RAI !!!

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