Renée Fleming in concerto, Cortona

E’ arrivata la diva! Bella ed elegante come sempre, con quella voce baciata da Dio nel colore. Checché se ne dica, il timbro è comunque unico e sensuale, e la scaletta di ieri sera proponeva ruoli e repertorio in cui recentemente è impegnata:

Arcaini: Dream of Tuscany
Puccini: Introduction da La Fanciulla del West
Puccini: Intermezzo da Manon Lescaut
Bizet: Overture da Carmen
Massenet: “J’ai versé le poison dans cette coupe d’or” da Cléopâtre
Gounod: “Ah! je ris de me voir si belle en ce miroir” da Faust
Leoncavallo: Intermezzo da Mameli
Giordano: “No! Se un pensier … Nel suo amore rianimata” da Siberia
Leoncavallo: “Musette svaria sulla bocca viva” da La Boheme
Leoncavallo: “Mimì Pinson, la biondinetta” da La Boheme

Wagner: Overture da Tannhauser
Strauss: Ständchen, Op. 17 Nº 2
Strauss: Freundliche Vision, Op. 48 Nº 1
Strauss: Zueignung, Op. 10 Nº 1
Verdi: Sinfonia da Nabucco
Grusin: River Songs
Loewe: “I Could Have Dance All Night” da My Fair Lady

Bis: “O mio babbino caro” da Gianni Schicchi, Puccini
Bis: “Mercé dilette amiche”, Bolero da I vespri siciliani, Verdi
Bis: “Summertime”, George Gershwin

La prima parte era un compendio della selezione di arie confluita nel suo album Verismo (eccezion fatta per l’aria di Massenet e l’air des bijoux, che sentita non più tardi di una settimana fa a Macerata, mi ha convinto che il pezzo le riesce davvero bene), mentre la seconda è dedicata al suo repertorio di “elezione”: il tanto amato Strauss che l’ha consacrata tra le sue interpreti più prestigiose. A concludere un vezzo: il tema di My Fair Lady, in cui la Signora sprovvedutamente ha coinvolto il pubblico invitandolo a cantare insieme a lei (inutile precisare che il pubblico non sapere manco una parola). Qualcuno a questo punto potrebbe gridare alla “baracconata”, ma a ben pensarci era un simpatico tentativo di rompere quella solennità che in un concerto estivo in piazza non sarebbe potuta comunque regnare. E la Signora ha scelto My Fair Lady per sbottonarsi: non è che abbia coivolto in pubblico nel da capo di “Dolce pensiero” per cantare tutti insieme le variazioni. Al programma ufficiale sono seguiti gli immancabili bis: il classico (e prudente, diciamolo) “O mio babbino caro”, che però se non premia la sua audacia, ribadisce a chiare lettere, almeno a me, che con quella voce può cantare, storpiare, steccare, quello che le pare! A seguire il Bolero da I vespri (non ho ben capito perchè ficcare in mezzo Verdi a programma concluso, visto che non era stato mai intonato dalla Fleming, attingendo ad un repertorio distante da tutti quelli proposti nella serata): esecuzione del tutto dignitosa, sapendo bene che quel repertorio non è più in gola alla signora. Il commiato è affidato alle note di Summertime, alla fine del quale il pubblico acclamava la diva, entusiasta della serata ad esso offerta, per buona pace dei mal pensanti!

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